Venti mesi di guerra partigiana nel Cuneese

di Dante Livio Bianco

 

Carattere popolare del partigianato.

I partigiani non erano dei solitari, dei gruppi di combattenti isolati, estranei alle masse popolari; v’era invece fra queste e quelli una corrispondenza, che si manifestava nei modi più vari, dall’applauso pubblico ad atti più sostanziosi, come la fornitura di viveri, il ricovero di feriti, il trasporto e l’occultamento di armi e via dicendo.

Questa corrispondenza, questa simpatia, si manifestava particolarmente, più ancora che da parte delle popolazioni cittadine, da part di quelle montane, che coi partigiani vivevano più intimamente in contatto. Chi ha vissuto in montagna le giornate che tennero dietro al disastro dell’8 settembre, non può ricordare senza commozione la generosità e lo spirito di fraternità di cui diedero prova, a prezzo di gravi sacrifici, quei poveri montanari, costretti ad una vita poco meno che da bruti, in condizioni di miseria paurosa.

Questa commovente solidarietà popolare si manifestò dapprima verso gli sbandati, poi verso i partigiani.

Di fronte all’immensa tragedia dell’8 settembre che era anche una tragedia umana, l’umanità di quei rozzi montanari si risvegliava e vinceva i limiti della dura povertà e della gretta avarizia; forse, nel dar da mangiare o da dormire agli sbandati affamati e sfiniti, qualcuno avrà pensato al figlio o al fratello analogamente soccorso, nella lontana Russia, da gente egualmente povera…

E di fronte ai partigiani, si svegliava in essi quell’oscuro senso, quella capacità di intuizione, che è la genuina forza del popolo: per la prima volta, forse, la gente più amante della pace, la gente più rovinata da tutte le guerre, più stanca di guerre e d sacrifici, più avversa al servizio delle armi e disgustata da tanti anni di naja sanguinosa e pesante, quella gente prendeva posizione spontaneamente e si stringeva ai partigiani. Sentiva, stavolta, che la guerra bisognava farla sul serio, perché era la sua guerra, e che i partigiani bisognava amarli ed aiutarli come figli, perché erano i suoi soldati. La guerra e i soldati, non tanto della Patria” e della “Nazione” (e tantomeno di Casa Savoia et similia), ma, veramente, della “liberazione”.

Partigianato e democrazia. L’amministrazione delle “repubbliche”

L’epoca delle “repubbliche” segna precisamente l’apogeo, all’aria aperta, oltreché della organizzazione militare partigiana, anche delle nuove istituzioni democratiche. Escono alla luce del sole i CLN che si erano già in precedenza costituiti nella clandestinità – il più delle volte per iniziativa o suggestione diretta dei comandi partigiani, o sotto lo stimolo indiretto rappresentato dalla presenza delle formazioni – e se ne costituiscono di nuovi. Là dove la cosa è possibile, si procede a libere elezioni democratiche, che debbono o designare i membri del CLN di nuova costituzione, oppure decidere se convalidare o meno i membri di quelli già esistenti.

Da qualche parte si fanno sentire anche scrupoli di natura costituzionale: chi deve votare? Tutti i cittadini indiscriminatamente? E chi stabilisce come dev’essere costituito il corpo elettorale? La questione si presentò particolarmente in Valle Stura, a Demonte; e venne risolta colla convocazione d’una assemblea costituente, composta d’una quarantina di persone, tutte di provata fede antifascista e di specchiata moralità, e rappresentanti non solo il capoluogo, ma anche le varie frazioni e borgate del comune. E solo dopo che la minuscola costituente ebbe deliberato sulla questione preliminare, si procedette alla elezione del CLN, conformemente a quanto deliberato.

Generalmente ogni comune ha il suo CLN, o si prepara ad averlo; ed il CLN funziona come giunta comunale di governo. Solo là dove particolari circostanze sconsigliano l’immediato ricorso al sistema delle elezioni democratiche, viene nominato un commissario straordinario (così, per restare in Valle Stura, a Vinadio).

Nelle valli Maira e Varaita, poi, prende vita un nuovo istituto, assai interessante, non previsto nel comune ordinamento dei CLN: è il CLN “di valle”. In relazione agli sviluppi della guerra partigiana, ma anche per altre ragioni, la valle costituisce, oltreché una circoscrizione militare, anche un’entità economica, sociale e politica, con peculiarità ed esigenze sue proprie: il CLN di valle esprime e cura appunto queste particolarità ed esigenze supercomunali, e si pone come organo di controllo, di coordinamento e di direzione dei CLN comunali.