Umberto Terracini, Le repubbliche partigiane

Umberto TERRACINI, Le repubbliche partigiane

 

Intervista concessa per il film documentario di Ansano Giannarelli e Mino Argentieri “Resistenza. Una nazione che risorge” del 1975 e pubblicata nel volume dallo stesso titolo edito da Città del Sole Editrice, Reggio Calabria, 2012, pp. 171-175. Ricordiamo che Umberto Terracini, dirigente del Partito Comunista Italiano, partecipò all’esperienza della Repubblica dell’Ossola e dopo la Liberazione fu Presidente dell’Assemblea Costituente.

 

Quale incidenza politica hanno avuto le libere repubbliche partigiane?

Ogni discorso sulla portata politica e sull’attività concreta svolta dalle repubbliche partigiane deve partire dal presupposto della brevissima vita che le ha caratterizzate. Non la chiamerò effimera perché sottintendeva una realtà con una sua sostanza m a che, come è evidente, fu di carattere provvisorio. La loro breve vita fu tale da non permettere a queste e a coloro che ne assunsero la direzione, di poter affrontare nessun vero problema di fondo, sebbene cercassero sempre di risolvere nel modo migliore solo le questioni che venivano quotidianamente presentandosi. Queste repubbliche ebbero essenzialmente un valore emblematico in quanto fecero comprendere in quale modo le masse popolari del nostro paese avrebbero in seguito, cioè in una situazione stabilizzata, considerato le questioni e cercato di dare a esse la soluzione più adeguata. Tuttavia, possiamo dire che queste repubbliche restano essenzialmente nella nostra storia come l’espressione di ciò che si può ottenere allorquando una forza volontaria, armata di popolo liberamente organizzata, affronta anche combattimenti difficili e sanguinosi, dimostrando che possono vincere anche contro organizzazioni militari stabili o permanenti, ricche di lunga esperienza e di armi molto più efficienti. In secondo luogo, queste repubbliche hanno dimostrato come una forza popolare, anche abbandonata a se stessa,riesca rapidamente a darsi una sua struttura e sappia porsi i problemi più importanti che la vita associata presenta a qualunque essere umano. In questo modo, le repubbliche partigiane riuscirono a darsi quel minimo di efficienza, senza la quale non avrebbero neanche potuto formarsi. Da una parte, riconobbero comunque un’autorità che aveva il potere di orientarle e dirigerle e che venne riconosciuta dai cosiddetti governi delle repubbliche, i quali non erano altro che la riproduzione adeguata dei Comitati di Liberazione Nazionale. In secondo luogo, attraverso le assemblee di popolo. Non essendo stato possibile organizzare una forma di designazione popolare sotto forma elettiva, per la brevità del tempo a disposizione, la forma con la quale la popolazione dei singoli luoghi fu chiamata a partecipare al governo di zone fu quella dell’indizione frequentatissima di assemblee, dinanzi alle quali i componenti del governo e delle repubbliche venivano a porre i problemi e a chiedere consiglio ai cittadini stessi.

Quali furono i problemi di fronte ai quali ci si trovò e ai quali si riuscì a dare una relativa soluzione?

Il primo fu quello dell’ordine pubblico. E’ ben comprensibile che nella situazione insorta dallo scompiglio sopravvenuto tra le forze fasciste ancora avanzate e d’altra parte dal fondo che ogni società permanentemente secerne da se stessa e che ha un carattere antisociale, il rischio dei turbamenti dell’ordine pubblico era gravissimo. Alcuni elementi furono preposti al controllo dell’ordine pubblico, e voglio anche ricordare che si misero frequentemente a disposizione gli appartenenti all’Arma dei carabinieri… Inoltre c’era il problema alimentare: sotto specie di rifornimenti e di distribuzione dei prodotti posero fine a quella che era stata la caratteristica del periodo immediatamente precedente, dominato dal fascismo repubblichino e a causa del quale la maggior parte della popolazione era priva di alimenti che venivano conservati e custoditi soltanto in poche località da gruppi privilegiati. Il problema del razionamento fu subito affrontato nel modo migliore e infine risolto.

C’era anche il problema della scuola. In genere, queste repubbliche sorsero nei tempi immediatamente precedenti la riapertura delle scuole e bisognava dare ai ragazzi e ai fanciulli la possibilità di ritrovarsi in una situazione adeguata, affinché la guerra non rappresentasse anche una rottura con i compiti specifici della loro età. Le scuole, in genere, furono tutte riaperte, opportunamente fornite di insegnanti e, in quel breve tempo, funzionarono non perfettamente ma forse un po’ meglio rispetto al modo in cui funzionano oggi molte scuole nel nostro paese.

Infine, un problema importante era quello dei rapporti con i comandi partigiani. Le repubbliche avevano visto la liberazione del loro territorio dai tedeschi e dai fascisti grazie al coraggio e alla combattività delle formazioni partigiane, i comandi delle quali, dato lo stato di guerra, avrebbero anche potuto assumere e rivendicare il governo civile di quei territori. Anzi, il maggior pericolo prevedibile era quello del ritorno offensivo dei tedeschi e dei fascisti, ma gli stessi comandi partigiani riconobbero che se si voleva imprimere un significato valido a quelle repubbliche partigiane, sarebbe stato necessario affidarle immediatamente a un governo di carattere civile. Questo, pur conservando i rapporti di più stretta solidarietà e collaborazione con le formazioni partigiane e i loro comandi, avrebbe avuto una caratterizzazione autonoma e agito non in rappresentanza delle forze partigiane ma dei cittadini delle zone liberate.

Questi sono stati i punti caratteristici dell’attività, purtroppo breve, delle repubbliche partigiane che riuscirono sufficientemente a dar loro un significato e un valore politico. Aggiungo un ultimo elemento: l’immediata preoccupazione di tutti i governi di queste repubbliche fu quella di mantenersi in stretto rapporto con il governo nazionale di Roma perché questi volevano rappresentare non un momento di disgregazione o di rottura dell’unità nazionale, faticosamente conquistata, ma inserirsi immediatamente in esso, anche sotto il profilo istituzionale e politico.