Ribelli e partigiani. La resistenza nelle Marche 1943-45

di Ruggero Giacomini*

I giovani che venivano alla Resistenza erano mossi da sano spirito di ribellione, ma le loro conoscenze della politica e della storia erano scarse e deformate dall’indottrinamento a senso unico del fascismo. Le scuole di cui si ha notizia si tennero a Sappanico, a Castelferretti e a San Pietro in Calibano di Pesaro. Sono promosse e dirette rispettivamente da Raffaele Maderloni e da Odoardo Ugolini, i quali si avvalgono nell’impostazione della loro personale esperienza con le scuole del carcere e del confino.

Sono corsi accelerati, mossi dall’urgenza di dare alcuni essenziali elementi informativi e di orientamento per i più giovani: sulla storia d’Italia, sulla situazione internazionale e l’impostazione della lotta di liberazione, sul rapporto tra partigiani impegnati nella lotta armata e popolazione civile. E che per il modo di svolgersi, in assoluta segretezza e lontani dalle famiglie, già preparano alla clandestinità e al distacco dai luoghi abituali di vita. La migliore descrizione dei contenuti trattati è quella di Aldo Gabbanelli e riguarda la scuola di Sappanico. Ebbe come conduttore Vero Candelaresi, che guidava le letture e discussioni assieme a Ruggero Giannini; incontri speciali furono quelli con Adelmo Pianelli e Alfredo Spadellini, già volontario nella guerra di Spagna. Durò circa un mese e si studiava per molte ore al giorno, mattino e pomeriggio. A pranzo si andava da Alma Galeazzi. “Ogni mattina il compagno Ercole arrivava sul calesse, avvolto in un tabarro grigio. Portava i viveri per Alma e le notizie dalla città che i bombardamenti stavano distruggendo. Il cavallo sbuffava impaziente”.

La scuola era stata ricavata in un laboratorio di falegnameria, una grande stufa al centro serviva per scaldare. All’inizio vi dormivano anche, in mezzo a casse da morto vuote e pronte per l’uso; poi venuto il freddo furono accolti dalla pietosa Galeazzi. Generalmente si partiva dalla storia nazionale, in particolare il Risorgimento. La lettura e la discussione del Manifesto dei comunisti occupò molto spazio. Adelmo Pianelli parlò, con la cultura che gli veniva dall’Università carceraria, dell’importanza della scienza nella storia e nella vita degli uomini. E da questo ampio discorso giunse a portare l’attenzione sulla vita e la condizione della montagna marchigiana…

Interessante anche l’esperienza di organizzata da Gregorio Donnini nella zona di Serra de’ Conti, consistente in una serie di riunioni serali di contadini nelle case e nelle stalle dell’uno e dell’altro. Secondo il ricordo di Alberto Galeazzi si parlava di tutto, perfino della “concezione materialistica della storia”; e quindi della “eliminazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, della lotta di liberazione nazionale”, ma anche dei problemi locali e delle condizioni di vita dei contadini, dei rapporti contrattuali con i padroni, dell’alleanza con gli operai…

Anche a Pesaro ci fu la scuola per formare commissari politici, diretta da Ugolini. “Vi furono – ricorda Giorgio De Sabbata che la frequentò – alcuni giorni di scuola di orientamento antifascista e marxista organizzato dai comunisti in una villa vicino Pesaro. Eravamo una decina e poi diventammo dirigenti delle formazioni partigiane”…

I commissari politici dovevano aiutare i comandanti nella risoluzione delle contraddizioni che potevano intervenire nel rapporto con la popolazione e nella vita interna della banda, aiutare a far emergere le motivazioni ideali e le aspirazioni che sorreggevano la lotta. Speciale attenzione occorreva per i contadini in montagna, verso i quali c’era un “orientamento complessivo” a favore della liberazione dalle loro “condizioni semiservili”. Giovani di città scoprivano la povertà dei contadini della montagna e insieme le loro qualità umane….

Non tutti videro con favore quella “invasione” di commissari comunisti nelle bande, e ci furono anche resistenze e polemiche, superate nella pratica dall’orientamento unitario e patriottico della loro iniziativa, che contribuiva a una positiva crescita democratica utile per l’insieme dell’antifascismo.

* La ricerca di Ruggero Giacomini è uno studio esaustivo della Resistenza nella regione marchigiana. Ci è sembrata particolarmente interessante questa pagina che conferma come la preoccupazione per l’educazione delle masse fosse radicata nel Partito comunista, non solo nel Nord, fin dalle origini della sua azione nella società italiana. Un’opera educativa che ebbe largo seguito nei decenni successivi, sia attraverso le sezioni del partito, sia attraverso le scuole organizzate a livello locale e centrale, contribuendo con efficacia alla mobilità sociale dei singoli e allo sviluppo economico generale del paese.