Gisella Floreanini

“Ma la riscossa della forza pubblica è terribile….Le donne operaie dimostrano cento volte il loro coraggio, il loro eroismo. Nel pomeriggio continuano gli scontri in Corso Valdocco e in Corso Regina Margherita ove un nugolo di donne sbucarono dai portoni di tutte le case, ruppero i cordoni e tagliarono la strada ai carri blindati….”. Questo estratto da un opuscolo uscito a Parigi nell’agosto 1928 a cura della Sezione femminile del Partito Comunista d’Italia e titolato “Agosto 1917: i fatti di Torino” è esplicativo del magma in cui crebbe politicamente Gisella.

Nata nella prima decade del ‘900, giovanissima perse la madre e si sforzò di sostituirla nei confronti della sorella più piccola. Il padre educò le due figlie a una concezione della vita libera dai pregiudizi del tempo, all’amore per la cultura e per l’arte, a una pratica sana e sportiva. “Senza quelle camminate in montagna con mio padre non avrei potuto resistere alle fatiche della vita partigiana”.

La “Falciatrice”, questo il nome da clandestina di Gisella, cominciò presto a frequentare le organizzazioni del movimento operaio e per questo all’avvento del regime fascista venne immediatamente schedata come nemica. Per tale motivo dovette entrare in clandestinità e poi espatriare subendo, tra l’altro, la dolorosa separazione dalla figlia in tenera età, che non poteva condividere rischi e incognite di quella scelta. Quindi la Resistenza e la repubblica dell’Ossola, che, è bene ricordarlo, non fu l’unica zona liberata in quell’estate del 1944: diventò famosa per la sua collocazione, per le donne e gli uomini che la formarono e gestirono, per la notevole estensione di territorio e per la popolazione interessata. Gisella fu la prima donna ministro, alle politiche sociali e dell’assistenza.

L’esperimento democratico rappresentato dall’amministrazione civile della zona fu anche un processo di costruzione dal basso degli istituti e delle organizzazioni della democrazia in rapporto dialettico con i partiti e i loro rappresentanti. Nell’esperimento democratico si facevano strada anche i principi di eguaglianza e giustizia, la consapevolezza tra la gente comune e tra i lavoratori dei propri interessi, dei propri diritti. Vieppiù, nei suoi ricordi e nelle sue riflessioni Gisella ha sempre tenuto ben presente i contesti e le coordinate storiche riguardo alle conquiste delle donne nel loro cammino di emancipazione e liberazione.

Guardò alla Resistenza e all’esperienza ossolana come punti di riferimento imprescindibili e irripetibili. La lotta era per lei quotidianità, mai simbolicamente astratta. Ed infatti a Milano all’indomani della Liberazione un gruppo nutrito di militanti, forti della ricca attività politica resistenziale entra nel sindacato, contribuendo alla difficile opera di ricostruzione di strutture rappresentative, collegamenti, organismi, ma soprattutto di valori e riferimenti culturali. Nori Pesce, Carla Acquistapace, Pina Re, Jone Bagnoli, Rina Picconato, Stellina Vecchio e naturalmente Gisella. Nasce così l’esperienza delle commissioni femminili di categoria e della commissione femminile della Camera del Lavoro, che porteranno tra il 1957 e il 1967, alle prime conquiste sindacali sulla parità salariale uomo-donna connessa al diritto di lavorare fuori casa, alla democratizzazione della famiglia, all’adozione di norme antidiscriminatorie sul lavoro. Argomenti che conservano, ancora oggi ai tempi della crisi, una loro attualità. L’attualità della lotta partigiana.

Giovanna Frisoli – Amerigo Sallusti