Caulonia

 

Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, nel 1936 contava circa 12.000 abitanti. Nel 1944 vi si instaurò una repubblica, di cui fu promotore Pasquale Cavallaro, comunista, in un primo tempo appoggiato, ma poi sconfessato dal Partito. Così ne racconta la storia la studiosa Gloria Chianese, in un articolo pubblicato su “Patria indipendente” dell’aprile 2014.

A Caulonia s’insedia, nel gennaio 1944, come sindaco Pasquale Cavallaro, maestro elementare antifascista, il che viene ratificato dagli Alleati e dal prefetto di Reggio Calabria Priolo, che accettano la situazione di fatto. Nasce la repubblica di Caulonia. Il Cavallaro gestisce il tutto con un gruppo di pochi collaboratori, tra i quali i due figli Ercole e Libero, e organizza una sorta di Guardia civica di 50 uomini alle sue dipendenze. Si procede a numerose requisizioni di generi alimentari che avvengono in un clima di intimidazione e vengono lamentate violenze, percosse, lesioni.

Dopo alcuni mesi, il 5 e 6 marzo 1945, si ha una fase di vera e propria insurrezione in seguito all’arresto di uno dei due figli e in questo clima è ucciso il parroco di Caulonia, il quale molti anni prima aveva testimoniato in un processo per omicidio contro lo stesso Cavallaro. La situazione diventa sempre più torbida e di lì a qualche giorno, il 12 marzo 1945, il Cavallaro si dimette dalla carica di sindaco e subentra il dirigente comunista Eugenio Musolino.

Sui fatti di Caulonia viene istruito un processo che coinvolge ben 365 persone con accuse molteplici: associazione sovversiva, associazione criminosa, appropriazione indebita di generi alimentari e oggetti preziosi, percosse, lesioni ed infine violenza carnale. Insomma, l’intera comunità di Caulonia è incriminata. La sentenza istruttoria del 23 agosto 1946 assolve gran parte degli imputati, anche perché usufruiscono dei benefici dell’amnistia Togliatti. Rimane invece in piedi il processo al Cavallaro, ai suoi figli, ad alcuni collaboratori incriminati per l’omicidio del parroco.

La vicenda di Caulonia ci restituisce il peculiare clima in cui il repentino e drastico mutamento politico implica l’affermazione di figure e piccoli gruppi che riescono a gestire una situazione incandescente, ricca di conflitti e tensioni. Il Cavallaro e i suoi uomini riescono per un po’ ad avere il pieno controllo sul territorio del paese e delle frazioni limitrofe, e delle situazioni sono informati sia il prefetto che la federazione comunista di Reggio Calabria. C’è quindi un sovrapporsi di violenza collettiva e individuale in cui si inseriscono dinamiche di piccoli gruppi e il tutto rende molto complessa la situazione”.